LU.ME. in persona. Intervista a Andrea Pilastro di Gambini.

13 gennaio 2016

Da quanti anni fai questo lavoro? Credi di esserci portato o avresti voluto fare altro?

Sono vent’anni che lavoro qui. Mi ci sono trovato un po’ per caso. Ho fatto ragioneria e avevo tutt’altro nella testa. Quando sono entrato eravamo solo 3 o 4, all’inizio ho fatto anche un po’ di contabilità, ci si doveva adattare allora. Poi col tempo ho dovuto imparare a gestire cose sconosciute fino ad arrivare al mio ruolo attuale. I primi anni era una crescita continua, ma anche tanta sofferenza. La vita dell’azienda ora è molto diversa dall’inizio, perché nelle aziende grandi, come siamo noi ora, devi guardare solo al tuo ambito, mentre prima si doveva spaziare. Diciamo che ho vissuto il cambiamento epocale dell’azienda anche se il mio rapporto con l’ingegner Gambini rimane sempre lo stesso. Lui è stato quasi un secondo padre per me.

Ci sono lati del tuo carattere che credi ti aiutino nel tuo lavoro e altri invece credi ti ostacolino?

Facendo il responsabile acquisti sei sempre sotto pressione, non si finisce mai, devi avere pazienza, tanta pazienza. Devi saper lasciar andare, farti scivolare addosso le cose, altrimenti non ce la fai. L’eccesso di precisione di schemi mentali a volte mi ostacolano perché poi mi scontro con altri schemi diversi. Però lavoro con persone che sanno fare bene il loro lavoro, questo aiuta.

Ci sono aneddoti legati al tuo lavoro, ai colleghi, ai clienti, a qualche commessa o consegna che vorresti raccontare?

Si parla di tanti anni fa. Avevamo una commessa e dovevamo ritirare in Germania un tubo d’acciaio molto grosso e pesante, ed eravamo in ritardo. Dovevamo trovare chi lo trasportasse. Ingaggiammo un trasportatore di Lucca e successe di tutto. Tanto per cominciare non aveva l’autorizzazione per trasportare merce all’estero, così fu fermato in Svizzera e lì fu bloccato. Fu fatta una multa, ma non aveva i soldi. Partì quindi una nostra persona per pagare la multa e sbloccare la merce. La mattina dopo fu rilasciato. Poi però gli scoppiarono le gomme perché era sovraccarico. Insomma un’odissea.

Quanto conta il lato umano nel lavoro per te? E per l’azienda?

Conta molto perché se non c’è sintonia è come non mettere olio negli ingranaggi. Conta molto anche per l’azienda che ha un occhio di riguardo per tutti. L’impronta è rimasta quella di un’azienda familiare, non c’è l’Amministratore Delegato, ma c’è il Gambini.

Quanto incide sul tuo rapporto familiare il lavoro che fai? Orari, stress, impegno ecc…

Incide parecchio, io ho tre figli. Cerco di fare solo le ore necessarie, ma non posso dire che non incida.

I tuoi bambini sono venuti a trovarti in azienda? Cos’hanno detto?

Sono molto entusiasti, soprattutto il grande che vede in me una futura possibilità di entrare in questo ambiente. Quest’anno è entrato all’ITI.

Conosci il progetto LU.ME.? Cosa ne pensi?

Bella iniziativa. Ho partecipato alla Lucca Marathon ed alle mezze maratone sempre a Lucca. Mi piace correre, grazie a mia moglie il sabato e la domenica mi posso ritagliare delle ore per me per andare a correre. Faccio circa 1000 km in un anno. La prima maratona preparata da me e finita l’ho fatta in 4 ore e 24 e ricordo che sono arrivato in fondo sorridente. Correre mi rilassa. Certo, gli allenamenti sono duri, alzarsi magari all’alba da solo, anche in inverno, non è semplice. Ma ho trasferito lo stesso metodo del lavoro anche nello sport. Ora siamo in quattro a correre, ci si ritrova per allenarsi insieme e ci si diverte pure.

Hai mai usato la carta PiùFamiglia?

Usata spesso da Pittarosso e alla pizzeria Marameo. Ma anche alla Ubik e in Farmacia.

Se ti chiedessero di definirti con una parola, una frase, un modo di dire, un proverbio cosa diresti?

Ho la pellaccia dura, non mi arrendo davanti alle difficoltà. Qualsiasi cosa succeda cerco di cavarmela.

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