LU.ME. in persona. Intervista a Gianpiero Battaglia di A. Celli.

20 marzo 2017

Se avessi una macchina del tempo, in quale momento della tua vita vorresti tornare o andare?

Conoscere il futuro potrebbe essere doloroso o imbarazzante. È meglio che decida il destino. Però potendo scegliere mi piacerebbe tornare indietro a quando avevo tra i 16 e i 20 anni, perché è stata una fase senza pensieri, me la sono spassata sotto il punto di vista affettivo e degli amici. Abitavo a Cascio, in Garfagnana, un piccolo paesino. Ora abito a Capannori e mi sento “emigrante”. Per me è una distanza abissale quella tra la mia casa attuale e Cascio, dove mi piacerebbe tornare.

Ti hanno mai ringraziato per qualcosa che hai fatto/detto, come l’essere stato d’esempio per qualche atteggiamento o azione?

Risale sempre a quel periodo lì, quello di Cascio. Un giorno ho salvato due ragazzi che si erano smarriti nella grotta delle fate. In quel periodo montavo i tralicci per l’Enel. Era un lavoraccio, pericoloso. Un giorno stavo montando un traliccio vicino a Molazzana e sento urlare nel bosco una signora che aveva perso due ragazzini. I due ragazzini si erano introdotti nella grotta delle fate e non sapevano più uscire. Siamo entrati con le torce io e un amico. Quando siamo arrivati in piazza con i bimbi c’è stata una festa.

C’è qualcuno nella tua vita che devi ringraziare per esserti stato d’esempio o per averti aiutato in qualche modo?

Ringrazio per essere stato d’esempio mio padre. Mio padre è stato un minatore per tanti anni. Ha sempre avuto una vita difficile. Ma non si è mai lamentato. Non ci è mai mancato nulla. Sono nato nel ’55 e i tempi non erano facili. Eravamo in 5. Era sempre in giro per l’Italia, dove c’era una galleria ci andava. Quando il sabato e la domenica poteva tornare era una festa. È sempre stato una persona retta, seria, non è mai sceso a compromessi con nessuno.

Qual è la prima cosa che fai quando rientri a casa dopo il lavoro?

Bacio mia moglie con la quale vivo da 42 anni in maniera felice. Ancora oggi, dopo 42 anni, se sente il cancello che si apre lei mi viene incontro.

Qual è la prima cosa che fai appena entri in ufficio?

Sono responsabile dell’officina. Do l’input della giornata ai miei collaboratori, sono 4 persone. Gli faccio capire se per me è una giornata buona o no. Dal tono di voce si capisce come sto. Se sono nervoso o se scherzo. Sono 37 anni che sono qui dentro, lo so che giornata mi aspetta a partire dal mattino. Così cerco di farli adattare al mio stato d’animo. Lo faccio perché se si adattano al mio stato d’animo posso avere di più da loro. Quindi l’input può variare in base a come mi sento, può essere allegro, serio, semiserio, nervoso. Mi piace che capiscano come sto.

Hai mai fatto parte di qualche gruppo o organizzazione? (Musica, sport, volontariato) o ti piacerebbe farne parte?

Sportivo no. Ho militato in politica per tanti anni. Per quanto riguarda il volontariato ho contribuito a far nascere a Cascio quello che si chiama tutt’oggi il centro giovanile Cascio. Siamo partiti con la sagra delle criciolette (fatte con farina bianca invece della farina di castagne) che si mangiano con la pancetta. Si mette la pasta nei testi e poi si imbottiscono con la pancetta. Una prelibatezza. C’è ancora questa sagra ai primi di agosto e ne sono orgoglioso.

L’ultima fotografia che hai fatto?

Domenica scorsa. Io ho la passione con mia moglie del trekking. Quando la domenica non piove andiamo in montagna. L’ultima
volta abbiamo trovato un cervo sbranato dai lupi e l’ho fotografato.

Ci sono amici nella tua vita che ti porti dietro da quando eri bambina/o? O ci sono amici di quando eri bambina/o che ti è dispiaciuto perdere per strada?

Da quando mi sono trasferito a Capannori ho perso qualche amico, certo. Si aggiunga a questo che i primi anni di lavoro in
Celli ero sempre in giro per il mondo. Sono molto amico con mio cognato però, siamo cresciuti insieme.

Se dovessi fare un augurio al mondo, quale sarebbe?

L’augurio migliore che posso fare per questo mondo che non mi piace per come è organizzato, è sperare che venga eliminata l’ipocrisia. Solo così potremmo fare un grande passo avanti. Tanti atteggiamenti, tanti luoghi comuni e futilità scomparirebbero con un approccio onesto con la vita.

Conosci il progetto LU.ME.?

Per quello che mi ha detto Walter Tamarri, sì.

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