LU.ME. in persona. Intervista a Michela Andreucci di KME.

28 ottobre 2015

Da quanti anni fai questo lavoro? Credi di esserci portata o avresti voluto fare altro?


Lavoro qui dal 2007. Io sono chimico e non avrei mai pensato di entrare nel settore metalmeccanico. È stato un bel salto. Anche se forse il vero salto è stato passare dall’università al mondo del lavoro. Non si è preparati a quello che ti aspetta fuori dalla scuola.

Ci sono lati del tuo carattere che credi ti aiutino nel tuo lavoro e altri invece credi ti ostacolino?


Sono assertiva e non sono spavalda. Credo di essere educata e gentile. Io fra l’altro sono tra le persone più nuove nel reparto, c’è gente che è lì da molto più tempo di me e quindi vanno ascoltati. Essere invasivi o peggio ancora arroganti non è produttivo per nessuno. Si esce dall’università che si ha un’idea del lavoro totalmente diversa. Soprattutto nella ricerca, uno crede di arrivare in laboratorio e fare chissà cosa, invece ti devi adattare, solo così puoi imparare davvero. Sono una perfezionista e a volte è un po’ un limite. Fra l’atro sono un chimico quindi devo essere accurata e precisa, ma è anche un fatto caratteriale.

Ci sono aneddoti legati al tuo lavoro, ai colleghi, ai clienti, a qualche commessa o consegna che vorresti raccontare?


La prima trasferta sono andata in un nostro stabilimento a Osnabruck, in Germania e per uno sciopero della Lufthansa mi sono trovata nel caos. E non solo, avevo imbarcato la valigia che non è mai arrivata. Da allora viaggio sempre col bagaglio a mano.

Quanto conta il lato umano nel lavoro per te? E per l’azienda?


Il lato umano conta moltissimo. All’inizio pensavo contasse di più l’estrazione tecnica, invece col tempo ho capito che i tecnici servono, ma se ti manca il lato umano non funzionerà mai nulla. Anche in Azienda abbiamo fatto dei corsi di comunicazione dove ci hanno insegnato che le capacità gestionali contano più delle competenze tecniche. È forse più difficile sviluppare il lato umano, ma se credi nelle persone hai anche più soddisfazione.

Quanto incide sul tuo rapporto familiare il lavoro che fai? Orari, stress, impegno ecc…


Quando 3 anni fa ho cambiato mansione ha inciso molto. Ma quando cambi è sempre così. Ti devi adattare a nuove velocità, devi imparare molte cose. Fai più fatica. Adesso è tutto molto più semplice. Cerco comunque di non portarmi mai il lavoro a casa. Cerco di distrarmi anche con una vita fuori di qui, coltivando altri interessi. Poi con una bimba che ti aspetta a casa è abbastanza facile pensare a altro.

I tuoi bambini sono venuti a trovarti in azienda? Cos’hanno detto?


Mia figlia non è mai venuta, è troppo piccola. Però ho cercato di spiegarle cosa faccio. Ho preso l’occasione un giorno mentre stava guardando un cartone animato che mostrava qualcosa di simile alla chimica e le ho detto che anch’io trasformo le cose in altre cose. Adesso invece che lavoro in ufficio, lei lo chiama “Officio”, gliel’ho paragonato al lavoro del papà di Peppa Pig e anch’io appendo i suoi disegni come Papà Pig.

Conosci il progetto LU.ME.? Cosa ne pensi?


Lo conosco perché ci siamo anche noi di KME. Io poi sono di qui. Ho studiato a Pisa. Non avrei mai pensato di poter tornare a lavorare da queste parti, anche se a volte questo territorio mi va un po’ stretto, credo ci siano molte risorse e addirittura ci sia il futuro per molte persone, quindi ben vengano o iniziative di questo genere.

Hai mai usato la carta FamigliaPiù?


No, sinceramente no, ma perché ho visto che molte cose sono su Lucca e noi siamo un po’ decentrati. Però mi piacerebbe fare qualcosa con Formetica, ho visto che tra le convenzioni ci sono anche loro.

Se ti chiedessero di definirti con una parola, una frase, un modo di dire, un proverbio cosa diresti?

Come ho detto prima sono precisa. Non riesco a tirare via. Non so se sia la professione o il carattere. Forse le due cose insieme.

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