LU.ME. in persona. Intervista a Michele Manfredi di KME

2 aprile 2018

Quando è cominciata l’avventura Lu.Me. si sarebbe mai immaginato di arrivare a festeggiare i 5 anni?
Credo che quando si intraprende un progetto, pur di non semplice attuazione come inizialmente poteva apparire questo, lo si faccia con la volontà di vederlo crescere e migliorare nel corso del tempo. In tal senso il quinto compleanno, se da un lato può essere considerato un grande traguardo, dall’altro deve essere visto come uno stimolo per raggiungere risultati ancora più importanti.

Quanta soddisfazione c’è nel vedere che un progetto come questo continua a ottenere il consenso di tante aziende anche concorrenti fra loro?
C’è soddisfazione soprattutto per l’unità di intenti dimostrata da tutte le aziende coinvolte nel perseguire un obiettivo. Solo facendo squadra, creando empatia tra le varie componenti è stato e sarà possibile apportare un valore aggiunto, non solo occupazionale ed economico, ma anche sociale, al territorio della Provincia di Lucca.

C’è un aspetto che le sta particolarmente a cuore di quelli che Lu.Me. porta avanti?
Ritengo che tutte le iniziative di LU.ME. siano lodevoli e degne di nota; tuttavia ho particolarmente a cuore i progetti rivolti ai giovani. Seguo infatti con interesse il programma di Alternanza Scuola Lavoro, attraverso il quale i ragazzi delle scuole superiori hanno la possibilità di approcciare il mondo del lavoro in maniera diretta, seria e concreta anche grazie all’esperienza fatta direttamente in azienda.

Nella sua esperienza professionale prima di Lu.Me. ha mai avuto modo di confrontarsi con progetti analoghi?
Sinceramente devo dire di no. Nella mia esperienza rimane ancora un progetto unico, da tutti i punti di vista. A partire dalle forti motivazioni che ci hanno spinto ad iniziare quest’avventura e che sono la base per un progetto di successo.

Quando è cominciata la sua avventura professionale avrebbe mai immaginato di arrivare a ricoprire ruoli così importanti?
Il concetto di importanza è un concetto relativo. Non ho mai lavorato pensando a quali ruoli avrei, potenzialmente, ricoperto in futuro.
Occorre concentrarsi sul ruolo che viene assegnato e farlo al meglio e con passione. Questo genera soddisfazione.
Poi la carriera viene da sola …

Quanto tempo dedica a sé stesso come persona e quanto a sé stesso come professionista?
Ad essere sinceri finora non moltissimo. Il lavoro e la famiglia mi assorbono tanto. Comunque in futuro sono sicuro che dedicherò più tempo a me stesso … penso sia normale e legato alle varie fasi della vita.
L’importante  è cercare l’equilibrio tra i nostri impegni e responsabilità e i nostri desideri e bisogni. Se stiamo bene significa che ci stiamo riuscendo.

Se le dico “futuro” cosa le viene in mente?
Se penso al futuro, penso ai giovani. Penso ai miei figli. Penso ai continui cambiamenti a cui ogni giorno assistiamo e che ci impongono rapide decisioni e nuove strategie. 
Consapevole che il futuro nostro e dei nostri figli lo facciamo noi proprio con queste decisioni.
A “futuro” associo anche la parola “semplicità”.
L’inutile complessità con cui oggi vengono gestite le problematiche più banali scomparirà.
Per lasciar posto alla semplicità, immediatezza e fluidità.

Cosa augura ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro?
Auguro che possano trovare il lavoro cui potersi appassionare e con il quale possano realizzare i propri sogni professionali.
Per far questo occorre impegno e tenacia, ma anche un rinnovamento del mondo del lavoro che permetta una maggiore facilità per un giovane nel trovare e cambiare lavoro senza soluzioni di continuità e con costante crescita professionale. E per far questo penso che l’attuale classe dirigente politica e della società civile debba rapidamente attuare tutte le necessarie riforme, affinché il lavoro diventi per tutti i giovani facilmente accessibile e il naturale strumento per realizzare i propri sogni.

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