LU.ME. in persona. Intervista a Rossano Marchetti di KME.

28 ottobre 2015

Da quanti anni fai questo lavoro? Credi di esserci portato o avresti voluto fare altro?


Lavoro qui da vent’anni. Prima di me ci lavorava mio padre e prima ancora mio nonno. KME è parte della mia famiglia così come lo è del territorio. Il paese di Fornaci si è sviluppato intorno alla fabbrica. Basta pensare che la sirena di entrata e uscita dallo stabilimento, che ormai è cosa obsoleta, è così parte della quotidianità di tutti che viene usata come sveglia a scandire le giornate. E quando è stato pensato di toglierla è successa una sollevazione popolare. Sono entrato come meccanico e da tre anni sono caporeparto. Qui mi sento a casa, è una seconda famiglia, e non è retorica. Non avrei mai pensato di diventare caporeparto, questo no, ma ho sempre pensato che avrei lavorato in KME.

Ci sono lati del tuo carattere che credi ti aiutino nel tuo lavoro e altri invece credi ti ostacolino?


Sono una persona semplice e mi so rapportare con gli altri. Anche questo è importante quando devi gestire una squadra e la mia è molto affiatata, sarà che ci si conosce da sempre. All’inizio mi sentivo un po’ in difficoltà perché io sono fatto così, che se non riesco a risolvere le cose me la prendo. E pensare che la manutenzione è quasi sempre risolvere problemi, ma col tempo ho dovuto imparare a prendermela meno. E mi ha fatto bene sotto tanti punti di vista.

Ci sono aneddoti legati al tuo lavoro, ai colleghi, ai clienti, a qualche commessa o consegna che vorresti raccontare?


Aneddoti non saprei, una cosa però che mi chiedo spesso è se riuscirò mai a fare per mio figlio quello che mio padre ha fatto per me lavorando qui dentro. Mio figlio non credo seguirà le mie orme, anzi le nostre visto che ci sono stati anche mio padre e mio nonno, ormai le nuove generazioni sono un po’ diverse, però non si può mai dire.

Quanto conta il lato umano nel lavoro per te? E per l’azienda?


Il lato umano è importante. Il discorso della sicurezza, che in qualche modo è legata al lato umano per me forse lo è ancora di più. L’azienda si sta impegnando molto negli ultimi anni per diffondere una cultura della sicurezza e anche questo è la dimostrazione che tiene alle persone che lavorano qui.

Quanto incide sul tuo rapporto familiare il lavoro che fai? Orari, stress, impegno ecc…


Io abito a 5 minuti da qui e a volte capita di fermarsi più del tempo. Ma non è un problema. Negli anni ho imparato anche a gestire meglio le cose tenendo il lavoro separato dalla famiglia. E poi senza lavoro non ci sarebbe famiglia, no?

I tuoi bambini sono venuti a trovarti in azienda? Cos’hanno detto?


Mio figlio sa benissimo dove lavoro. È come se fosse un luogo di famiglia come già detto. Non ci è mai venuto, ma conosce perfettamente quello che faccio.

Conosci il progetto LU.ME.? Cosa ne pensi?


Lo conosco e lo trovo molto interessante, sono molto fiero che KME ne faccia parte. Le attività che vengono fatte, la beneficenza e i progetti rivolti alle scuole. Tutte cose che servono a far conoscere il territorio e a investire sul futuro delle nuove generazioni.

Hai mai usato la carta FamigliaPiù?


No, non ancora, ma lo devo fare.

Se ti chiedessero di definirti con una parola, una frase, un modo di dire, un proverbio cosa diresti?

I miei mi chiamano CAPO, per ridere ovviamente. Non saprei come definirmi, sono comunque una persona che cerca di fare sempre il meglio possibile.

 

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