LU.ME. in persona. Intervista a Paolo Ricci di Rotork.

29 giugno 2015

Da quanti anni fai questo lavoro? Credi di esserci portato o avresti voluto fare altro?


Sono qui dal 2003. Ho smesso di studiare presto e ho cominciato a lavorare subito. Ho fatto anche il salumaio prima. Poi sono entrato qui. Sono addetto al secondo montaggio per i pannelli di comando che servono ad azionare gli attuatori e devo dire che mi piace. La mia propensione però è stare all’aria aperta, forse dovevo fare il giardiniere.

Ci sono lati del tuo carattere che credi ti aiutino nel tuo lavoro e altri invece credi ti ostacolino?


La precisione e l’ordine. Per il lavoro che faccio io sono fondamentali. Basta sbagliarsi di poco e si deve rifare tutto. Qualcosa che mi ostacoli non saprei.

Ci sono aneddoti legati al tuo lavoro, ai colleghi, ai clienti, a qualche commessa o consegna che vorresti raccontare?


Ero qui da poco, forse qualche settimana. Eravamo io e altri 3 colleghi. Venne Peter France, il grande capo, uno molto sorridente e tranquillo, ma sempre il grande capo. Gli fanno fare un tour accompagnato dal direttore e di solito raramente entra in contatto con i dipendenti. Invece quel giorno vediamo Peter France che ci prende di mira e si dirige verso di noi. Io e gli altri che erano lì con me ci siamo detti “ma non verrà mica qui e se ci chiede qualcosa che gli diciamo?”. Lui arrivò e ci chiese il nome del progetto cui stavamo lavorando. Domanda all’apparenza semplice, però eravamo così impietriti che non siamo stati capaci di dire neanche una parola, pur sapendo benissimo ovviamente il nome del progetto. E’ una cosa di cui ogni tanto ridiamo ancora.

Quanto conta il lato umano nel lavoro per te? E per l’azienda?


Il lato umano non è fondamentale per il lavoro che faccio, anche se il rapporto tra le persone è importante. Spesso sono solo alla postazione, potrei anche non parlare con nessuno, ma il rapporto con i colleghi è indispensabile sia a noi stessi che al risultato in azienda. Anche i manager puntano su questo. Ci dicono sempre parlate, condividete, fate squadra, non abbiate paura a interfacciarvi e a dire la vostra. Può servire a tutti.

Quanto incide sul tuo rapporto familiare il lavoro che fai? Orari, stress, impegno ecc…


Sto 13 ore fuori casa, il tempo dedicato ai figli è rosicato, anche se quando torno a casa alla sera cerco di giocare con loro. E’ difficile, ma si fa. Con mia moglie diciamo sempre “noi non si ingrassa”.

I tuoi bambini sono venuti a trovarti in azienda? Cos’hanno detto?


Ho due bambini. Quello più grande sì è venuto, l’altro è ancora troppo piccolo. La cosa che l’ha divertito di più è stato vedere il muletto e il carroponte. Gli è piaciuto tutto moltissimo. Il più piccolo se gli chiedi cosa fa papà dice “piega i tubi”.

Conosci il progetto LU.ME.? Cosa ne pensi?


Certo. Lo conosco anche attraverso mia moglie che è insegnante e conosce molto bene il progetto Eureka cui LU.ME ha partecipato. Fra l’altro siamo di Bozzano come la scuola che ha vinto. E credo sia un’iniziativa molto bella per il territorio.

Hai mai usato la carta FamigliaPiù?


No, non l’ho mai usata, ma so che ci sono convenzioni anche con negozi di scarpe. Le scarpe per i bimbi sono una bella spesa per una famiglia. Credo che la userò al più presto.

Se ti chiedessero di definirti con una parola, una frase, un modo di dire, un proverbio cosa diresti?

Se gente allegra il ciel l’aiuta. Mi sento davvero molto fortunato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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