LU.ME. in persona. Intervista a Daniel Galli di Rotork

12 settembre 2019

 

Quando è cominciata l’avventura LU.ME. si sarebbe mai immaginato di arrivare a festeggiare i 6 anni?

Onestamente si, il progetto è partito con delle basi solide e degli obiettivi chiari che tutte le aziende hanno sposato sin dall’inizio e continuato a supportare in modo professionale.

Quanta soddisfazione c’è nel vedere che un progetto come questo continua a ottenere il consenso di tante aziende anche concorrenti fra loro?

La soddisfazione è tanta perché il progetto LU.ME. è l’esempio di cosa si può ottenere sposando una causa comune che va oltre agli interessi di ogni singola azienda. LU.ME. è la rappresentazione del motto “l’unione fa la forza” dato che nessuna azienda singolarmente avrebbe potuto sostenere le iniziative a supporto del territorio e della comunità che ci circonda che sono state fatte grazie al progetto.

C’è un aspetto che le sta particolarmente a cuore di quelli che LU.ME. porta avanti?

Non ci sono aspetti particolari, mi sta a cuore l’attenzione ai dipendenti delle aziende del gruppo e le attività fatte a supporto del territorio, che sono alla fine lo scopo principale del progetto. Cercherei di assecondare la passione sportiva dei dipendenti organizzando di tanto in tanto delle specifiche attività, come tornei, magari anche interaziendali.

Nella sua esperienza professionale prima di LU.ME. ha mai avuto modo di confrontarsi con progetti che si possono paragonare a LU.ME.?

Ho sempre partecipato a collaborazioni tra due, massimo tre aziende, quindi non paragonabili a LU.ME. né come numero di aziende partecipanti né come iniziative effettuate.

C’è un aneddoto legato al progetto LU.ME. che ci vuole raccontare?

L’aneddoto che ricordo con più piacere è stato quello di far conoscere le nostre realtà ai bambini della scuola elementare, spiegargli cosa produce Rotork non è stato così semplice ma è stato molto divertente. La cosa più sorprendente è stato rispondere alle domande dei più piccoli e rendersi conto di quanto sono avanti per l’età che hanno.

Quando è cominciata la sua avventura professionale avrebbe mai immaginato di arrivare a ricoprire ruoli così importanti?

Non mi sono mai preoccupato più di tanto del mio sviluppo di carriera, chi lo fa impiega molte risorse che preferisco utilizzare per altro. Ho sempre dedicato le mie energie nel far bene quello di cui l’azienda aveva bisogno e nel creare un ambiente di lavoro dove le persone potessero esprimere il proprio potenziale e percepire l’impatto del proprio lavoro sui risultati aziendali. Passiamo tanto tempo a lavoro e credo che nei momenti opportuni si possa e si debba anche sorridere.

C’è un aneddoto che vuole raccontarci legato alla sua vita professionale?

Essendo stato molto tempo in officina avrei mille aneddoti da raccontare. Uno tra i più simpatici è avvenuto durante uno dei Family Day che abbiamo organizzato in Rotork. Il nostro responsabile dell’ingegneria ha fatto un disegno su un foglio di carta e il figlio di un collega che lavora in officina lo ha giudicato con un sonoro 4! Immaginatevi per quanti giorni abbiamo preso in giro il nostro collega a pranzo!

Quanto tempo dedica a se stesso come persona e quanto a sé stesso come professionista?

Viviamo in un paese dove il bilancio tra la vita professionale e quella personale non è dei migliori. Ho spesso modo di viaggiare e in altri paesi c’è una cultura diversa che tutela molto di più il tempo da dedicare a se stessi e soprattutto alle nostre famiglie. Come tutti pertanto passo gran parte della mia giornata a lavoro ma cerco di man-tenere le “abitudini” familiari come la colazione e la cena insieme a mia moglie e alle mie figlie oltre che a dedicare la mia domenica pomeriggio a seguire il calcio dilettantistico purtroppo da tifoso e non più da giocatore.

Se le dico “futuro” cosa le viene in mente?

Mi viene in mente la parola “opportunità”. Vivo la tanta temuta globalizzazione come un’enorme opportunità di crescita culturale e professionale. Spesso mi confronto con persone della mia età che hanno una visione molto limitata della vita, sia personale che professionale. Inoltre ho l’occasione di confrontarmi con ragazzi di 25 anni che hanno studiato, vissuto e lavorato per alcuni periodi all’estero e mi rendo conto di quanto queste esperienze li abbiano accresciuti come individui e come professionisti. Quello che più invece mi preoccupa del futuro è il crescente abuso di social network che percepisco come minaccia per le relazioni tra le persone, spero che presto ci sia un’inversione di tendenza e spero di rivedere gruppi di persone riunite a parlare anziché a guardare ognuno il proprio cellulare.

Cosa augura ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro?

Auguro di trovare un ambiente di lavoro che gli permetta di sbagliare senza farli sentire colpevoli. Sbagliare e poterlo fare è fondamentale all’inizio della carriera lavorativa per imparare e crescere anche nel saper sbagliare. Purtroppo molte realtà non ammettono errori, ma se ogni “capo” si ricordasse dei primi anni della propria carriera e di quanto ha imparato dagli errori commessi, capirebbe quanto è importante permettere ai giovani di farlo.

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